WordPress o Wix: quale conviene davvero a una PMI
WordPress o Wix per il sito della tua attività? Costi, libertà, SEO, proprietà dei contenuti e crescita nel tempo a confronto, senza tifo.
WordPress o Wix? Faccio siti WordPress dal 1998 e su Wix non lavoro, quindi parto da una dichiarazione di parte. Ho provato a scrivere questo confronto come lo scriverei a un cliente che mi chiede un parere prima di firmare con qualcuno, me compreso. Se alla fine ti conviene Wix lo scrivo, e più sotto spiego quando succede.
La domanda “WordPress o Wix, quale è meglio” è mal posta, perché non sono due marche della stessa cosa. Sono due modelli di proprietà. Con uno compri un software che puoi installare dove vuoi. Con l’altro affitti un servizio che comprende software, hosting e assistenza in un solo canone, e il servizio resta di chi te lo affitta. Quasi ogni differenza pratica discende da qui.
WordPress o Wix: cosa stai comprando davvero
WordPress è un software open source. Lo scarichi, lo installi su un hosting qualsiasi, ne possiedi i file e il database. Se il tuo fornitore sparisce, il sito resta dov’è. Se l’hosting ti delude, lo porti altrove. Il rovescio è che qualcuno deve occuparsi di aggiornamenti, backup e sicurezza, e quel qualcuno sei tu oppure chi paghi per farlo.
Wix è una piattaforma chiusa e ospitata. Costruisci le pagine con un editor visuale, Wix le serve dai propri server e gestisce tutto ciò che sta sotto: aggiornamenti, certificato SSL, backup, infrastruttura. Non apri un pannello di hosting, non vedi i file, non hai un database da esportare. Per molte attività questa assenza di manutenzione è il motivo stesso della scelta, e liquidarla come un difetto sarebbe disonesto.
Un dato di contesto: secondo le rilevazioni di W3Techs WordPress alimenta circa quattro siti su dieci nel mondo, mentre Wix sta sotto il cinque per cento. Non dice nulla sulla qualità, ma ha un effetto pratico. Se domani devi cambiare chi segue il sito, i professionisti che conoscono WordPress sono moltissimi e quelli che conoscono a fondo Wix molti meno.
Quanto costa scegliere WordPress o Wix, ragionando sul periodo
Il confronto sui costi si fa male quasi sempre, perché si mette il canone mensile di Wix accanto al solo hosting di WordPress. I due numeri non misurano la stessa cosa.
Wix vende un abbonamento a piani, con fasce che crescono in base a spazio, funzioni commerciali e collaboratori. Per un sito aziendale l’ordine di grandezza è qualche decina di euro al mese, da verificare sul listino aggiornato perché cambia spesso. A quel canone si aggiungono il rinnovo del dominio dopo il primo anno, le app a pagamento del marketplace per ciò che l’editor non fa (prenotazioni avanzate, certi moduli, integrazioni) e le commissioni sui pagamenti se vendi online. Il canone è perpetuo: se smetti di pagare, il sito torna al piano gratuito con pubblicità e indirizzo sul dominio di Wix, oppure sparisce.
WordPress ha una struttura di spesa diversa: hosting, dominio, eventuali licenze di tema o plugin (le uso con parsimonia, esistono ottime alternative gratuite) e il lavoro, cioè realizzazione e manutenzione. La realizzazione costa in genere di più, perché su Wix l’utente fa da sé con un editor guidato mentre con WordPress spesso si delega. Se anche su WordPress fai tutto da solo, il vantaggio di prezzo di Wix si riduce parecchio.
La domanda giusta nel confronto tra WordPress o Wix è quanto costa tenere in piedi il sito per tre anni, tutto compreso, tempo tuo incluso. Il risultato dipende dal tipo di sito, e per questo qui non riporto cifre di realizzazione: le fasce reali per Milano stanno nell’articolo su quanto costa un sito web a Milano. Qui conta l’impostazione. Wix costa meno di cassa all’inizio e di rado costa meno nel lungo periodo se le esigenze crescono, perché ogni funzione non nativa diventa un’app con il suo abbonamento.
Proprietà e libertà di uscita: il punto che pesa di più
Se dovessi basare la scelta tra WordPress o Wix su una sola domanda, sarebbe questa: che cosa succede il giorno in cui vuoi andartene?
Con WordPress la risposta è nota. Prendi file e database, li sposti su un altro hosting, cambi i DNS e il sito funziona uguale, con gli stessi indirizzi. Come si fa senza interruzioni l’ho descritto nell’articolo su come spostare un hosting WordPress senza downtime. È un’operazione di routine, che richiede ore.
Con Wix non esiste un’esportazione completa del sito. Gli articoli del blog si estraggono in RSS, le immagini vanno scaricate e ricaricate a mano, le pagine e il design vanno ricostruiti perché i layout non si trasferiscono. I vecchi indirizzi si possono reindirizzare con i 301, ma solo se il dominio è tuo e collegato, e conviene controllarlo prima di firmare. Chi lascia Wix per WordPress, di fatto, rifà il sito. Se lo fa con cura conserva il posizionamento, ma paga di nuovo la realizzazione.
Wix non ti tiene in ostaggio per cattiveria. L’uscita ha un costo reale, e va messo in conto all’ingresso come si fa con una penale contrattuale. Lo stesso vale per il dominio, su qualunque piattaforma: deve essere intestato a te, registrato separatamente, con le tue credenziali. Su questo non faccio sconti, perché un sito si rifà, mentre un dominio intestato a un altro si recupera con fatica.
Anche su WordPress ci si può legare. Se il sito è costruito con un page builder proprietario, disattivarlo lascia pagine piene di shortcode illeggibili. La libertà dipende da come è costruito il sito. Io lavoro con i blocchi nativi di Gutenberg e con estensioni come Kadence Blocks e GenerateBlocks, così il contenuto resta leggibile e portabile anche cambiando tema. L’impostazione è descritta nella pagina sulla realizzazione di siti internet a Milano.
WordPress o Wix per la SEO: la differenza oggi è più piccola di quanto si dica
Per anni si è detto che Wix posiziona male. Nel 2012 era vero, oggi lo è molto meno. Wix genera la sitemap, permette di impostare titolo e meta description pagina per pagina, gestisce i reindirizzamenti 301, accetta dati strutturati e ha lavorato parecchio sulla velocità. Un sito Wix fatto bene compare su Google senza problemi, e chi sostiene il contrario in modo assoluto sta vendendo qualcosa.
I limiti si vedono quando alzi l’asticella. Su WordPress controlli la struttura degli URL fino al dettaglio, crei tipi di contenuto personalizzati (schede prodotto, ricette, casi studio, sedi), gestisci lo schema JSON-LD e il modo in cui le entità del sito si collegano, decidi cosa caricare e quando. Hai accesso a robots.txt, ai log del server, alla cache d’infrastruttura. Su una piattaforma chiusa molte di queste leve esistono in forma semplificata o non esistono.
Questa libertà non migliora il posizionamento da sola, però. Un WordPress con dieci plugin che si pestano i piedi, un tema pesante e un hosting lento va peggio di un Wix pulito. Il vantaggio tecnico è potenziale e serve qualcuno che lo sfrutti. Per una vetrina di cinque pagine di un’attività locale poco concorrenziale la differenza tra WordPress o Wix è trascurabile. Per un sito che deve competere su parole chiave contese, produrre contenuti per anni e farsi citare anche dai motori di ricerca generativi, il margine di manovra di WordPress diventa decisivo. Come imposto questa parte lo spiego nella pagina sulla SEO per WordPress.
Manutenzione, sicurezza e prestazioni
Qui Wix ha un vantaggio vero. Non aggiorni nulla, non c’è un plugin vulnerabile da dimenticare, non c’è un hosting da dimensionare. Se una PMI non ha nessuno che segua il sito e non vuole un canone di assistenza, Wix elimina un’intera categoria di rischi.
WordPress in sé è un software solido. I siti compromessi che ho visto lo erano quasi sempre per plugin o temi non aggiornati, password deboli o hosting trascurato. Tutto prevenibile, ma con un presidio costante: aggiornamenti, backup verificati (cioè ripristinati ogni tanto, non solo scaricati) e monitoraggio. Se scegli WordPress e non hai deciso chi lo farà, hai scelto male qualunque sia il tema.
Sulle prestazioni vale lo stesso schema. Wix dà una velocità decente senza che tu faccia nulla, ma ti lascia poco margine se un’attività specifica la rallenta. WordPress parte neutro e può diventare molto veloce o molto lento a seconda di chi lo configura, dell’hosting e di quanto codice inutile carica ogni pagina.

Funzioni che servono a una PMI italiana
Il multilingua è nativo in Wix e più semplice da avviare. In WordPress si fa con plugin dedicati, con più controllo su URL e tag hreflang e più lavoro di configurazione. Se hai un ristorante o una struttura ricettiva con clientela straniera, vale la pena valutarlo bene prima di decidere tra WordPress o Wix.
Per prenotazioni, e-commerce, fatturazione elettronica e pagamenti locali esistono soluzioni su entrambe, con logiche diverse. Wix ha moduli integrati per prenotazioni e negozio, comodi se rientri nel caso d’uso previsto. WordPress con WooCommerce copre scenari più atipici: listini per clienti diversi, collegamento con il gestionale, regole di spedizione particolari. Prima di decidere verifica che l’integrazione che ti serve esista davvero e sia mantenuta. A un negozio italiano non basta il checkout, servono i metodi di pagamento che i clienti usano e il collegamento con la contabilità.
Privacy e cookie sono un obbligo su tutte e due. Wix include un banner di consenso configurabile, su WordPress si usa un plugin o un servizio esterno. La conformità dipende dalla configurazione, non dalla piattaforma.
Come si cresce nel tempo
Si ragiona quasi sempre sul sito di oggi e quasi mai su quello di tra tre anni. Un sito aziendale tende a ingrandirsi: arriva un blog, poi un’area clienti, un catalogo, una seconda lingua, un’integrazione con il gestionale o il CRM.
Wix assorbe bene la prima fase e mostra i limiti quando il progetto esce dai binari previsti. Esiste un ambiente di sviluppo (Velo) per scrivere codice personalizzato, ma resta dentro la piattaforma e ne eredita i confini. Su WordPress ciò che non c’è si sviluppa, a patto che qualcuno lo sappia fare e che il progetto lo giustifichi. Cambia anche la forma del costo: su Wix sale in modo graduale con piani e app, su WordPress arriva a blocchi, come ore di sviluppo.
Conta quindi quanto è prevedibile la traiettoria. Se il sito resterà com’è, pagare per la flessibilità è uno spreco. Se non lo sai, conviene guardare dove potresti arrivare.
WordPress o Wix: quando conviene l’uno e quando l’altro
Wix ha senso se il sito è una vetrina di poche pagine, l’attività cambia poco e chi lo gestisce vuole modificarlo da sé senza imparare un CMS. Ha senso con un budget iniziale molto limitato e nessuno che possa fare manutenzione, o quando serve un sito online in pochi giorni per testare un’idea. In questi casi pagare un professionista per un’infrastruttura più potente del necessario è denaro mal speso, e te lo dice uno che di WordPress vive.
WordPress ha senso se il sito deve diventare un asset dell’azienda: contenuti che si accumulano, posizionamento su ricerche competitive, integrazioni, un catalogo che cresce, la possibilità di cambiare fornitore senza ricostruire tutto. Ha senso soprattutto quando il sito genera contatti o vendite in modo diretto e ogni miglioramento di velocità o visibilità si traduce in fatturato.
C’è poi il caso più frequente e meno gradevole da ammettere: hai già un sito Wix che funziona. Se è indicizzato e porta contatti, non c’è un motivo urgente per migrare. La migrazione costa e comporta un rischio di calo temporaneo del posizionamento, quindi va giustificata con un limite concreto che stai incontrando. “WordPress è più professionale” non lo è.
Quattro domande da farti prima di scegliere tra WordPress o Wix
Valgono per qualunque piattaforma e chiunque ti proponga il lavoro, e pesano più di una tabella comparativa.
Se vuoi che guardi il tuo caso, che tu parta da zero o abbia già un sito su una delle due piattaforme, faccio un audit in poche ore e ti dico cosa ti conviene, anche quando la risposta è “resta dove sei”.
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